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Riparare o scegliere di sostituire un restauro danneggiato?

Questo è sicuramente un tema di grande attualità, ma ancora poco dibattuto. Le nuove problematiche, legate alla ridotta disponibilità economica dei pazienti, rendono questo approccio molto interessante da un punto di vista economico, ma spesso anche di risparmio di tessuto sano periferico.

Da molti anni ormai gli odontoiatri utilizzano resine composite per i restauri estetici dei frontali e dei posteriori con ottimi risultati in termini estetici e funzionali.
Oggi i nuovi materiali compositi performano molto e offrono molte più garanzie che in passato dal punto di vista dei valori di resistenza meccanica, dell’estetica e della biocompatibilità e dall’altra parte i nuovi sistemi adesivi smalto-dentinali garantiscono una grande stabilità del legame adesivo nel tempo.

Tutto ciò ha dato una forte spinta all’odontoiatria adesiva, offrendo al paziente maggiori garanzie sulla longevità dei restauri.(1)
Se consideriamo che i restauri in composito occupano una parte importante dell’attività clinica quotidiana dell’odontoiatra, è preoccupante il dato che indica che il 60% di questa attività è dedicata al rifacimento di restauri incongrui. Da qui la domanda se realmente tutti quei restauri debbano per forza essere sostituiti o potrebbero essere riparati con tecniche adesive predicibili.

L’argomento come già anticipato nell’apertura è spinoso, per questo motivo vi sono numerosi autori che si sono interessati a questo tema, cercando di fornire un razionale sull’intervento di riparazione e sulle indicazioni su come e quando operare, decidendo conseguentemente sulla sostituzione totale o il ripristino.

Ma a tal proposito cosa ci dice il mondo scientifico internazionale?

“Riparare quando ve ne siano le indicazioni, al posto della sostituzione totale del restauro difettoso, è una procedura minimamente invasiva, che può far aumentare la percentuale di sopravvivenza del restauro originale, riducendo il rischio di complicazioni pulpari e i costi relativi ad un trattamento più radicale.1

“Molti dentisti quando esaminano vecchi restauri, se nel dubbio, decidono ti rimuoverli totalmente, incoraggiati ad adottare il moderno mantra, “come ultima risorsa rimuoverlo”, applicando come criterio di routine, materiali e tecniche per il ripristino e riparazione di restauri incongrui2.”

Possiamo quindi parlare di ripristino o refurbishment ogni qualvolta si debba intervenire sul restauro per ripristinare la superficie, in termini di lucidatura o rimozione di pigmenti. Si può invece parlare di riparazione, quando si rende necessaria l’aggiunta di materiale composito nuovo, come per ripristinare scheggiature, punti di contatto o piccole fratture.

Come decidere e come trattare i restauri incongrui?

Diversi autori hanno definito molto bene quali sono gli interventi che si possono attuare in presenza di un restauro incongruo o danneggiato, ma che molto spesso non necessita di rifacimento totale.
Qui di seguito una classificazione molto basica di quando e come definire gli interventi.3

Nessun trattamento: qualora il difetto del restauro non causa problemi al paziente se non trattato (es. Discolazione)
Refurbishment: se il difetto o il trattamento è fattibile senza danneggiare il dente.
Riparazione: consigliata in caso di difetti localizzati che sono clinicamente insoddisfacenti e quando il difetto – se non trattato – potrebbe causare problemi al paziente. E’ un approccio minimamente invasivo che contempla sempre l’apporto di nuovo materiale composito.
Sostituzione totale: in caso di un grande difetto – carie secondarie – infiltrazione marginale.

Detto ciò, possiamo quindi affermare che la letteratura internazionale, conferma che esistono ampie indicazioni alla riparazione del restauro danneggiato per ridurre l’incidenza del rifacimento in toto. Non bisogna poi dimenticare, nel periodo storico che stiamo vivendo, che la sostituzione di un restauro ha un impatto economico in termini di costo da parte del paziente diverso rispetto alla riparazione. L’auspicio è quello che nei prossimi anni sempre più odontoiatri possano attraverso un’adeguata informazione, avvicinarsi a procedimenti di riparazione dei restauri in composito danneggiati al posto della sostituzione a priori.

Certamente per effettuare restauri o riparazioni durature è necessario che gli odontoiatri utilizzino prodotti e flussi di lavoro che diano garanzie sul risultato finale, cambiando leggermente le loro abitudini che li portano spesso ad utilizzare prodotti di brand diversi in caso di restauro o riparazione, sia che quest’ultima sia fatta su composito, disilicato di Litio o ceramica.

Usare un adesivo Universale potrebbe essere sicuramente un aiuto, in considerazione della estrema versatilità di questi sistemi adesivi e della poca o nulla suscettibilità all’operatore.
Nel caso specifico il sistema adesivo universale della Kulzer (iBond Universal) offre nel suo assortimento anche un silano, che permette all’operatore di utilizzare tale sistema adesivo per riparazioni su svariati materiali (disilcato – zirconia – metallo ceramica –composito) senza complicare il protocollo di lavoro e senza dover abbinare prodotti di altri aziende, con la garanzia di tempi ridotti e risultati garantiti.

Quali sono i benefici della riparazione intraorale per il dentista usando ibond universal?

  • Affidabilità: Un legame adesivo affidabile su tutti i materiali.
  • Efficacia: Minor sensibilità alla tecnica e solo 1 flacone ( + iBond ceramic primer per disilicati e ceramiche vetrose).
  • Sicurezza: Nessuna applicazione intraorale di acido fluoridrico.
  • Soddisfazione del paziente:
    • Preservazione della struttura del dente sano.
    • Riduzione del dolore, non è necessaria anestesia
    • Meno rischi di danni iatrogeni ai denti attigui
    • Ridotti rischi di complicazioni post trattamento e conseguenti lamentele.
    • Minor speco di tempo e denaro per il paziente.

Quali difetti e quali materiali possono essere riparati con iBond Universal?

Tutti i restauri diretti ed indiretti. Chipping e fratture di veneering (ceramica-composito).
Tutti i materiali

Metalli preziosi e non preziosi – Compositi 4– compomeri Disilicati di litio e ceramiche vetrose*
*il disilicato di litio e le ceramiche vetrose hanno bisogno di essere pretrattate con iBond ceramic primer.

Fratture? Chippings? La soluzione pratica, veloce, efficace e meno costosa ? Una riparazione.

Con iBOND Universal è semplice.


Bibliografia:

1 Casagrande et al.: Repair may increase survival of direct posterior restorations – A practice based study. JoD
2 Wilson et al.: Criteria for the replacement of restorations: Academy of Operative Dentistry European Section. Operative Dentistry, Suppl 7, 2016:S48-57.
3 Hickel R et al.: Repair of restorations – Criteria for decision making and clinical recommendations. Review. Dent Mat 29 (2913):28-50. No
4 B.A.C. Loomansa,∗, M. Vivan Cardosob, F.J.M. Roetersa, N.J.M. Opdama, J. De Munckb, M.C.D.N.J.M. Huysmansa, B. Van Meerbeekb : Is there one optimal repair technique for all composites? dental materials 2 7 ( 2 0 1 1 ) 701–709

Renzo Zago
Renzo Zago
Articolo a cura di Renzo Zago Scientific Marketing Manager presso Kulzer

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